Sezione di Audiologia del Dipartimento di Neuroscienze

dell'Università "Federico II" di Napoli

Direttore: Prof. Elio Marciano

                                            Via Pansini 5, 80131 Napoli

 

 

 

 

Quali indagini effettuare?

 

Dal punto di vista diagnostico, un moderno approccio clinico al paziente con acufeni, non può prescindere da un'accurata analisi dell’anamnesi del paziente e del suo profilo personale e psicologico.

Si procede prima ad un’anamnesi patologica remota e prossima di carattere generale ed inoltre ad un’anamnesi che indaghi, nella maniera più accurata, tutte le caratteristiche dell’acufene. E’ importante indagare sull’eventuale presenza di patologie croniche come ipertensione arteriosa, ischemia miocardica, insufficienza vertebro-basilare, diabete mellito, dislipidemie, epatopatie, anemia, distiroidismo. Altro dato importante è quello relativo all’assunzione di farmaci ototossici (aminoglicosidi, antimalarici, FANS, furosemide, antidepressivi triciclici); l’abuso di caffeina ed alcolici; il fumo di sigaretta; informazioni sulla vita lavorativa del soggetto, con particolare riguardo all’esposizione al rumore. Infatti è stata riscontrata un’alta incidenza di trauma acustico cronico nella patogenesi dell’acufene. Va inoltre praticata un’accurata anamnesi familiare che indaghi sull’eventuale presenza di deficit uditivi ed acufeni in qualche membro della famiglia.

Successivamente si valuta la storia otologica del paziente, con particolare riguardo alla presenza di deficit uditivi, otalgie, sensazione di «orecchio pieno», patologie dell’articolazione temporo-mandibolare, traumi cranici, paralisi del nervo faciale, vertigini.

Poi si procede all'anamnesi relativa alle caratteristiche dell'acufene. Innanzi tutto si deve indagare sulla modalità d’insorgenza del sintomo (graduale o improvvisa); la durata (anni, mesi, o giorni); la frequenza (continuo, episodico); e l’associazione con altri sintomi come la vertigine, la perdita dell’udito o il senso di svenimento.

Dopo un'accurata anamnesi, si procede ad un esame obiettivo del condotto uditivo esterno e della membrana timpanica mediante un'otoscopia. Non va dimenticata una valutazione delle fosse nasali, della cavità orale e dell’articolazione temporo-mandibolare.

Poiché spesso uno stress emotivo costituisce il fattore scatenante nell’insorgenza dell’acufene, è molto importante valutare il profilo personale del soggetto e i fattori psico-emozionali, con un'indagine di tipo psicologico e comportamentale (abitudini di vita, ambiente familiare).

In alcuni casi l’acufene si accompagna a disturbi del comportamento, come irritabilità, ansia, depressione, fobie, spesso interpretabili come reattivi al sintomo, ma a volte preesistenti ad esso.

Il passo successivo per la valutazione del soggetto con acufeni è rappresentato dalla visita audiologica, che è necessaria, in primo luogo per fare una prima distinzione tra acufeni da causa uditiva e acufeni da causa extrauditiva e successivamente per effettuare una distinzione topografica a seconda che la sede del danno sia periferica (trasmissiva, neurosensoriale cocleare, neurosensoriale retrococleare) o centrale (troncoencefalica o centrale corticale).

I test di audiometria che vanno effettuati sono: audiometria tonale e vocale, audiometria sopraliminare, impedenzometria completa di timpanometria e reflessometria con test di Metz; i potenziali evocati uditivi tronco-encefalici (A.B.R.); i test vestibolari; le otoemissioni acustiche (spontanee, evocate e prodotti di distorsione) e i test di acufenometria che sono volti alla caratterizzazione dell’acufene.

Per completare la valutazione si effettuano visite specialistiche per la diagnosi di eventuali patologie metaboliche e cardiocircolatorie, con una visita cardiologia con E.C.G. ed ECO-doppler dei tronchi sovraortici; una visita neurologica; una visita psichiatrica; una visita odontoiatrica, in caso di malocclusione, e, se la diagnosi lo richiede, indagini radiologiche, come T.A.C. cranio o R.M.N. encefalo.